Da Windows a GNU/Linux nella Pubblica Amministrazione: grazie alla sovranità digitale sarà finalmente possibile

Immagine di un programmatore che scrive in una tastiera

Oggi, nell’era dei nativi digitali sono gli stessi utenti che, molto spesso, imparano a utilizzare la tecnologia da autodidatti, iniziando a digitare su dispositivi come smartphone e tablet fin dalla tenerissima età. Non è però sempre stato così. Basta tornare a un paio di decenni fa per immergerci in una realtà profondamente diversa.

La tecnologia ha fatto passi da gigante in brevissimo tempo, com’è sua caratteristica. All’inizio del nuovo millennio, però, si apprendevano ancora i rudimenti di informatica a scuola, facendo uso di macchine che potevano essere più o meno nuove e avanzate ma avevano una caratteristica in comune: si servivano di software Microsoft e ambiente Windows.

Microsoft ha creato un lock-in culturale?

Microsoft ha concentrato la sua azione di mercato sulla fornitura di software piuttosto che sulla produzione di hardware (o su ambedue le dimensioni, come per esempio fa il suo concorrente più celebre, Apple) e ciò l'ha portata a raggiungere una compatibilità pressoché universale.

La comodità di accesso e i limiti di budget di scuole e istituzioni, le quali difficilmente possono permettersi di acquistare dispositivi alternativi, come ad esempio quelli di Apple, più costosi per via del loro design e di scelte deliberate, hanno dato avvio a un solido connubio. I software prodotti da Microsoft si sono così diffusi a macchia d’olio, in enti pubblici e formativi.

Per tal motivo, generazioni di studenti hanno conosciuto, fin dalla loro infanzia, Word, Excel e tutti gli altri programmi della suite di Office, crescendo nella convinzione che non esistano alternative. La pubblica amministrazione, dove Windows è lo standard, è un altro ambito ove si riscontra questa sorta di dipendenza. Anche in questo caso, non si tratta di una scelta tecnica, bensì di inerzia storica.

Neppure l’imposizione di Google Documents, che ha acquisito velocemente popolarità per via della sua gratuità e della semplicità di utilizzo, ha scalfito il dominio del colosso di Redmond nelle scuole e nei municipi.

Microsoft è riuscita a creare un lock-in culturale, una sorta di comfort zone dipendente dal fatto che i suoi software sono i primi che vengono utilizzati nell’alfabetizzazione informatica e restano, per la maggior parte degli utenti, gli unici conosciuti. Si pensi, ad esempio, a quanti curriculum vitae indicano ancora la conoscenza di Word ed Excel indicando esplicitamente i due programmi, piuttosto che sottolineando come si sia capaci di compilare fogli di calcolo ed elaborare documenti testuali all’interno di un editor.

La campagna Public Money Public Code

La dipendenza culturale e tecnologica dai prodotti di un singolo produttore ne rende i governi ostaggio, per così dire. Eppure, vi sono numerose possibili alternative a Microsoft Windows, come l’ampio ventaglio di proposte open source, a partire da GNU/Linux, che possono rompere questo monopolio, fornendo a chiunque si sieda di fronte a uno schermo software non soltanto gratuiti, ma anche continuamente aggiornati da utenti e sviluppatori appassionati.

La campagna Public Money,Public Code sostiene che se un software è pagato con soldi pubblici, dovrebbe essere rilasciato come freeware libero, utilizzabile da chiunque. In realtà, non accade quasi mai. Ogni qualvolta i governi contribuiscono alla ricerca e allo sviluppo portato avanti da una software house privata, finanziano un prodotto che sarà messo sul mercato con un costo, e sul quale i developers guadagneranno, pur avendo beneficiato di fondi pubblici.

La campagna è stata ideata dalla Free Software Foundation Europe. Secondo la fondazione, per favorire trasparenza, collaborazione e risparmio ogni codice finanziato dai cittadini deve poter essere utilizzato senza spese.

Immagine di una programmatrice al pc

La sovranità digitale in Europa

Fin dall’inizio del 2026, la Francia ha avviato un piano per abbandonare, progressivamente, il sistema operativo Windows nella pubblica amministrazione e adottare GNU/Linux. L’idea alla base della decisione è quella di ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei (Microsoft è naturalmente un’azienda statunitense) e ottenere il pieno controllo sui propri dati digitali e le infrastrutture che li veicolano.

La strategia d’oltralpe per favorire la migrazione di milioni di PC della pubblica amministrazione da Windows a Linux, con l’esplicito obiettivo di reimpadronirsi di dati e reti, prende il nome di sovranità digitale ed è tema di confronto anche a Bruxelles, durante le riunioni della Commissione Europea.

È davvero possibile una migrazione informatica delle PA europee verso GNU/Linux?

Anche se non tutti ne sono consapevoli, proprio per quella sudditanza da Microsoft Windows di cui abbiamo scritto, l'Europa vanta una forte tradizione nell’impiego di Linux. Il vecchio continente può contare su distribuzioni notevoli, tra cui la francese Mageia; le spagnole Guadalinex, oggi supportata nella sua sola versione Edu, Lliurex e Trisquel; le italiane Ufficio Zero Linux o PCLinuxOS Magazine Edition.

GNU/Linux è un sistema operativo particolarmente adatto alla PA. I suoi costi sono ridotti all’osso, dal momento che le licenze sono gratuite, diversamente da quanto avvenga con Windows; la sicurezza è eccellente e viene continuamente rinforzata; il codice aperto garantisce una trasparenza che, semplicemente, non ha pari con Microsoft.

In aggiunta, la transizione al software libero può sciogliere ogni vincolo, contrattuale o tacito, verso un singolo vendor, e favorire la piena interoperabilità con standard aperti, stimolando la diffusione del freeware e dell’open source anche in ambienti istituzionali, sempre nel nome della sovranità digitale.

A questo riguardo, meritano particolare menzione le distribuzioni EndeavourOS, dall’Olanda, o la norvegese Alpine. Ambedue sono particolarmente popolari e celebri per efficienza e sicurezza. Date queste caratteristiche, si pongono come partner ideali per la pubblica amministrazione nella migrazione verso l’open source.

La diffusione di GNU/Linux come chiave per acquisire piena sovranità digitale

Oggi è riduttivo considerare GNU/Linux un’alternativa ai sistemi operativi Windows o iOs. Si tratta di un concorrente maturo, che può garantire una maggiore autonomia tecnologica oltre che un uso più efficiente del denaro pubblico. Non consideriamo la scelta soltanto tecnica. La decisione presa dalla Francia è politica a tutti gli effetti.

L’Eliseo ha scelto la sicurezza e la trasparenza di un codice auditabile come GNU/Linux, con minori costi di licenza, interoperabilità e, soprattutto, in grado di porre l’infrastruttura digitale statale sotto controllo pubblico.

In quest’ottica, il motto del public money, public code è più di uno slogan: diventa il naturale completamento di una PA indipendente, trasparente e al passo con i tempi.